Sabato, 6 febbraio 2010Poeti dell'Est 10 - Georgij Ivanov A metà settembre e altre poesie COME AMO I PANNELLI FIAMMINGHI Come amo i pannelli fiamminghi dove, fra gli ortaggi e i pesci e il vino, la ricca selvaggina su un piatto vassoio svaria con splendore di ambra gialla. E la battaglia dipinta da un antico pennello: un soldato dalla tromba luccicante, nugoli di polvere, una catasta di morti e dappertutto cavalli impennati! Ma per me più gradite e più care di quelle bellezze sono le masse di pioppi lungo le sponde, il rabesco dei cordami e la rosea spuma dei fantasiosi tramonti del Lorenese. 1914 VASO CON FRUTTA Pesanti chicchi d’uva e mele e prugne dai contorni morbidi e precisi. Ogni riflesso è ombreggiato con cura, tutte le vene sottili si vedono sotto la buccia. Sopra le pere campeggia un mellone tagliato, dinanzi al quale si ammucchiano melagrane bronzine; nel mezzo un enorme ananasso pieno di boria con il suo serto inghirlanda tutto il vaso. Quel vaso adorno di rampicante luppolo fu modellato dalla vivace semplicità di un Elleno: nel suo piede tranquille bocche di ragazzi premono zampogne pastorali. 1915 Continua a leggere "Poeti dell'Est 10 - Georgij Ivanov" Lunedì, 1 febbraio 2010Geoffrey Hill - Quattro poesie sulla sopportazione dei poeti Geoffrey Hill, classe 1932, è uno dei più noti e apprezzati poeti inglesi. Le quattro poesie che pubblico qui costituiscono un insieme dedicato a quattro poeti che hanno patito la carcerazione e la morte per mano di poteri autoritari e oppressivi. Si tratta di Tommaso Campanella, filosofo e prete scomodo cinque volte processato dal potere ecclesiastico, per lunghi anni incarcerato, poi morto rinchiuso in convento; Miguel Hernandez, perseguitato dal regime franchista, morto "con gli occhi aperti" in carcere nel 1942; Robert Desnos, poeta surrealista e attivista politico, morto nel 1945 nel campo di sterminio di Terezin; e infine Osip Mandel'štam, vittima della tragedia stalinista, morto nel 1938 nel campo di transito di Vladivostok, a cui Hill dedica una accorata "valedizione", rifacendosi al titolo della raccolta poetica di Osip "Tristia"(1922), a sua volta riferita alle "tristezze" che Ovidio scrisse durante l'esilio sul Mar Nero decretato dall'imperatore Augusto.Continua a leggere "Geoffrey Hill - Quattro poesie sulla sopportazione dei poeti" Giovedì, 28 gennaio 2010Bernard Noël - La privazione di senso Che cosa pensano i poeti quando non pensano alla poesia? Bè, non hanno la testa tra le nuvole, come crede la gente. Se sono intellettuali non organici, anzi decisamente rompiscatole, quasi sicuramente pensano ai perchè e ai come ci siamo ritrovati in certe situazioni, alla necessità di combattere una lotta di resistenza in difesa della cultura. Al perchè ad esempio la nostra capacità critica è stata progressivamente e artatamente ridotta ai minimi termini, procurando una vera mutazione antropologica, una reale perdita di realtà (mi si passi il bisticcio). E' ciò di cui parla in questo breve saggio Bernard Noël, uno dei poeti francesi più noti e impegnati, di cui IE ha a suo tempo pubblicato qualcosa (v. qui). Anche se risale al 2006, come si nota da qualche riferimento alla cronaca francese del tempo, esso mantiene tutta la sua drammatica attualità ed è un buon esempio di letteratura applicata che non rinuncia a gettare uno sguardo critico sull'esistente.Il testo è tratto dal sito progettogeum.org di Lino Cannizzaro, che ringrazio. La traduzione è di Viviane Ciampi. Continua a leggere "Bernard Noël - La privazione di senso" Lunedì, 25 gennaio 2010VideoCaproniAd integrazione del post precedente, alcune interessanti video interviste a Giorgio Caproni, tratte dalle Teche RAI, una delle quali proprio sull'ispirazione del Passaggio di Enea. Ringrazio Antonio Fiori della segnalazione. (necessita dell'installazione di Microsoft Silverlight, scaricabile qui)
Venerdì, 22 gennaio 2010Giorgio Caproni - Il passaggio d'Enea
Continua a leggere "Giorgio Caproni - Il passaggio d'Enea" Lunedì, 18 gennaio 2010Uscire dal sonno: il fallimento odierno e il necessario passo indietro“L'arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile” Paul Klee, Confessione creatrice e altri scritti, Abscondita, 2004 I principali scritti contro un realismo chiaramente desueto sono stati sviluppati da artisti figurativi. Questo perché la pittura e la scultura hanno abbondantemente superato il dato reale e l'artista si è trovato, in prima persona, a dover difendere la sua visione dagli attacchi di una cultura a base e limitazione classica dove, con classica, s'intende un'arte legata al realismo, al dato naturale rappresentato fedelmente. Il primo a pagare la sua pittura è stato Van Gogh che ha stravolto, in un mondo culturalmente ancora non pronto, la forma degli oggetti, i cari paesaggi e i volti facendo emergere in essi se stesso, la forza pulsante di un'interiorità creativa. Come tutti gli artisti che, con la loro espressione, hanno anticipato il clima storico in cui sono vissuti, anche Van Gogh pagò la sua innovazione: in vita vendette un solo quadro, comprato dal fratello Theo.Klee, Kandinsky, Haring accompagnarono le loro produzioni con interventi atti a ribadire e a rendere ferma la loro posizione artistica, necessari per difendere una pittura di rottura in anticipo rispetto all'abitudine culturale in cui si sviluppò. Scritti fondamentali per capire il processo creativo e comprendere come la pittura sia riuscita a inventare nuovi linguaggi, paesaggi stravolti dall'interiorità, espressioni al passo con il procedere della storia e che danno, al percorso dell'arte figurativa, una storia progressiva e lineare che procede, dall'imitazione del gesto quotidiano, come nelle pitture rupestri, al dilagare dell'interiorità sul dato verosimile. Questo sviluppo per tappe consequenziali e lineari manca alla scrittura creativa. L'analisi delle produzioni nel tempo rivela l'incapacità di superare il puro impatto oculare e il tentativo di trasformare, citando liberamente Paul Klee, la vista in visione, rimane abortito. Molti pittori considerarono benevolmente il fallimento nel cammino della scrittura riconducendolo alla tangibilità del grafema, alla sua concretezza intrinseca, a una duttilità molto inferiore nel materiale. Ma l'obiezione non può portare a una facile resa e non può essere considerata esaustiva a prescindere. Fatto sta che la scrittura creativa, la poesia in particolare, si è fermata, non ha saputo seguire la linea espressiva dell'arte figurativa, non si è rinnovata e, a un certo punto, dopo le ben auguranti avanguardie del '900, si è riavvolta su se stessa in preda a quella che sembra una preoccupante mistura di ignoranza, faciloneria e vuoto ideativo. Non solo non si è giunti all'astrattismo e neanche lontanamente avvicinati al cubismo ma, la cultura scritta, si è riavvolta su se stessa arrivando, nei momenti attuali di particolare sconforto, a ricollocarsi sulle posizioni di partenza: descrizione del gesto quotidiano, rappresentazione primitiva dell'intorno. La sua attenzione preponderante, sia concettuale che espressiva, è la cosa, oggetto o azione che sia, vissuto nella sua funzionalità basilare, pragmatica e non come punto di partenza per una trasfigurazione personale. Una limitazione a tutto tondo, dilagante fino al buon senso che attribuisce a modeste vedute sui propri dintorni, intenzioni superiori fino al fraintendimento fra proposta di una realtà, la propria, e definizione di realtà assoluta. Una volta per tutte è necessario dire che la realtà in quanto dato oggettivo è negata, impossibile. Tutto ciò che viene proposto in questa direzione è un punto di vista soggettivo. Scendendo a un livello basilare nella spiegazione: due persone litigano, il resoconto di una delle due diventa una poesia, in questo testo le colpe sono date all'altro. Questa non è la realtà, è un punto di vista, è il resoconto di come una delle parti ha vissuto una situazione ma non è possibile definire oggettivamente la scena neanche da una voce super partes! Ora, sfogliando una rivista di poesia, i testi presentati sono elencazione di eventi resi con uno stile che deve inchinarsi e riconoscere il suo debito all'ottocento. Autori nati negli anni ottanta esplicitano la loro non necessità parlando di Odisseo/Ulisse e Narciso, si inchinano alla cultura greca; autori nati negli anni settanta non inventano, non creano ma si appigliano a un sociale relativo per giustificare l'atto di devastare l'occhio del lettore con punti di vista buonisti su fatti personali o di cronaca. Il tutto alla luce della più bieca e disarmante retorica a cui l'acculturato della domenica assocerà il buon, inconsapevole Sereni. Come è possibile questo stato narcolettico che ha saltato tutto? da Zanzotto a Porta, dalla Rosselli a Pound, da Ginsberg a Sanguineti a Spatola? Ognuno darà una sua risposta al grande fallimento della poesia odierna. Personalmente ritengo sia necessario ripartire dagli ultimi autori che hanno avuto una spinta creativa e che sono associabili ai movimenti degli anni sessanta. Recuperarli, leggerli, conoscerli per cercare di dare un senso (forse una riduzione?) alla produzione poetica dell'oggi in cui sembra auspicabile una scrittura che banchetta sul cadavere ideativo del secondo novecento piuttosto che una scrittura che clona l'eterna perpetuazione classica del reale-relativo. (Maeba Sciutti) 1 Dunque, va bene, pazienza per le nostre anime i mari freddi, sopr'ì nostri colli nudi tremanti. Mangeremo dalla nostra mano vuota sorridendo vanitosamente. La teiera d'argento è sbattuta; ci siamo liberati subito dalla noia, in un attimo- corsa. Tentacoli di passione corrono come fanno le rose come fiammanti colate di opaca lava rossa. La nostra anima si lacera con passione, suo cammino. Il vento grida uffa! e se ne va. Fummo lasciati soli con nostra sorella ombelico. Bene, dunque impareremo a stuprarla. Sola. Parole nella loro fucina. 11 Gli occhi crudeli dei pochi fortunati erano una benedizione per la bassa moltitudine. Forse hai smarrito il mio cuore, lei pensava quando lui montò il suo corpo, senza il ringraziamento di un sorriso. Intra le scarpe che battono sul suo cuore è il fiume gelato che scorre sotto la tua anima. Un fiume tempestoso ha diviso i loro cuori e un mostro, dagli occhi crudeli, li ha generati e li ha traditi. Chiamata dalla polizia corse a casa lasciò la festa dei pochi schiamazzanti. Porta con te la borsetta gridò il suo guardiano ciònonostante un'altra occasione generò anche lei. 12 Come senza valore era il suo itinerario alla fama lei collassò all'improvviso dentro la specchiata cornice che fu la storia sordida della resistenza dei pochi al massacro del mondo. Collassa tra e braccia del fratello lungo la spina impeccabile di guai! Così una fanciulla stanca tremava esile tra braccia più soffici di quelle del fratello, le sue forze, scivolose come il pianto del cavallo, le sue speranze tremanti di guadagno collassarono d'un tratto in un nuovo contratto indicibile. 14 tanto varrebbe che tu pensassi una cosa o l'altra di me; io non sto alla mercé della misericordia, né voglio la tua interpretazione, non avendone nessuna io stessa che potesse sopraffarmi. Ti ritiri dentro la tua cella febbricitante, come un angelo microscopico impegni battaglia con i miei pensieri, come fossero al mio rivoluzionario cuore, un campanello promiscuo. L'inferno stesso è quello che vuoi: un ago nella necessità, prevedendo che no sarò meglio di quello che tu mi vuoi. 15 Azioni nel mio cervello: questi verbi, la cui celerità resiste ad ogni dolore. La tenerezza stessa è pericolosa quando fuori diritto; uccelli agili questi verbi reclamano ignoranza. Il ramo nero del pensiero non lascia vita al pensiero; resiste ad ogni gioco con astuzia, spezie, desideri noiosi e cerca, nella sua maniera nera, di non morire. Spezie troppo insipide per qualsiasi cervello si trattengono dal rabberciare l'affare: un sollievo per le calde membra. Amelia Rosselli nella traduzione di Antonio Porta, Sonno - Sleep, San Marco dei Giustiniani, 2003 Mercoledì, 13 gennaio 2010Angelo Lumelli - Trattatello incostante Angelo Lumelli è nato nel 1944 a Momperone (Alessandria) «nel basso Piemonte, tra colline un po' recluse» dove è ritornato dopo aver vissuto a Milano. E' un poeta schivo che, come di lui ha detto Giancarlo Majorino, ha i «piedi in terra» e la «testa in fiamme». Cosa bella cosa, (Guanda 1977); Trattatelo incostante, (Savelli 1980); Bambina teoria, (Corpo 10 1990), sono le sue raccolte più significative. Lumelli ha anche pubblicato un libro di narrativa, Un Pieno di Super (Novirom 2005). Tra le sue traduzioni ricordiamo gli Inni alla notte di Novalis per Guanda nel 1977. Nel 2008 è uscito Per non essere l'acqua che amo, La Vita Felice.Il poemetto qui presente è tratto dall'omonimo libro "Trattatello incostante" - Savelli 1980, collana "Poesia e realtà" a cura di Giancarlo Majorino e Roberto Roversi, oggi credo introvabile. In fondo al libro segue il "dibattito", idea che oggi fa forse sorridere almeno i più anziani perchè rimanda a un periodo infervorato e caotico e ricorda i primi film di Nanni Moretti, ma che forse tornerebbe utile riproporre al posto delle solite postfazioni. Ne trascrivo in calce le prime battute, utili per capire il Lumelli di allora e anche per farsi un'idea del clima dell'epoca. Continua a leggere "Angelo Lumelli - Trattatello incostante" Venerdì, 8 gennaio 2010Ingeborg Bachmann - Poesie Leggevo giorni fa su La Repubblica una notizia che mi ha richiamato qualcosa alla memoria. Il 10 gennaio prossimo debutterà a Roma Opfergang ("Immolazione"), il dramma in musica su testo dello scrittore austriaco Franz Werfel (il poema "Das Opfer", 1913), scritto dal musicista Hans Werner Henze su commissione dell'Accademia di Santa Cecilia. Per chi non lo sapesse, Henze (cito da Repubblica) "è l' ultimo gigante musicale che abbia percorso il secolo delle avanguardie. Oggi, a 83 anni, attivo e generoso di successi, è il musicista più eseguito al mondo, considerato una specie di monumento vivente in gran parte d' Europa". Da moltissimi anni vive in Italia, in una casa vicino a Marino, la sua musica (potete ascoltare qualcosa di suo, se volete, qui) ha colto spunti da Kafka, Holderlin, Mishima, adesso Werfel.E hanno scritto libretti apposta per lei autori quali W. H. Auden e Ingeborg Bachmann. Ecco il mio richiamo mnemonico: Ingeborg Bachmann, grande poetessa, con cui Henze ha condiviso per molti anni non solo l'arte ma anche la vita e l'amore, fin quasi all'anno della tragica morte di lei, avvenuta a Roma il 17 ottobre 1973 in circostanze ancora non del tutto chiare. Ed ecco quindi che sono andato a ripescare, in un vecchio libro di oltre vent'anni fa, qualcosa che mi era piaciuto.I testi sono tratti da I. Bachmann - Poesie, Guanda 1988, Trad. Maria Teresa Mandalari Continua a leggere "Ingeborg Bachmann - Poesie" Lunedì, 4 gennaio 2010Agostino Cornali - Questo spazio può essere nostro
Continua a leggere "Agostino Cornali - Questo spazio può essere nostro" Giovedì, 31 dicembre 2009Poeti sotto la neve (e l'acqua)Caro Claudio, qui dalle nostre parti (nostre mie e tue) la neve è scomparsa anche sui monti, trasformandosi in quella acqua che tutti ormai hanno visto anche sui telegiornali, parlo dell'esondazione del Serchio, che non solo ha danneggiato campi e colture e le case di un sacco di gente, ma ha messo a rischio non pochi posti di lavoro delle industrie della zona artigianale di Migliarino, alcune delle quali, come il Pastificio Conforti, forse danneggiate per sempre. Una brutta situazione, aggravata anche dalla percezione che qualcosa, per usare un eufemismo, sia stato sottovalutato e qualcos'altro sia stato fatto con i piedi (intanto è stata aperta un'indagine per disastro colposo). I politici rilasciano interviste e parlano di "evento imprevedibile", Bertolaso volteggia con l'elicottero, ci sarà lo stato di calamità, ma intanto la gente è disperata.
E i poeti sotto la neve cosa fanno? Non lo so davvero, ma ti mando due poesie (v. qui) in qualche modo legate. Una parla del nostro monte (il Monte Pisano), l'altra da dedicare almeno a tutti i lavoratori che si sono ritrovati questo bel regalo di Natale. un abbraccio Giacomo p.s. a tutti un augurio (che è una speranza), che il prossimo sia un anno migliore. Cosa che in gran parte dipende da noi... Lunedì, 28 dicembre 2009Giampaolo De Pietro - da "Album dei ripensamenti" inediti
Continua a leggere "Giampaolo De Pietro - da "Album dei ripensamenti" inediti" Mercoledì, 23 dicembre 2009Natale con i tuoi...Non ho particolare predilezione con le feste natalizie. Per lo più mi immalinconiscono, le trovo un pò retoriche, molto consumistiche e anche un pò "hypocrisy inside". Non che ci sia niente di male in questo: la rappresentazione è una forma di sopravvivenza, e l'ipocrita nell'antica Grecia non era altro che l'attore e l' ypòkrisis la sua finzione scenica. Ma poi si sta bene in famiglia, si mangia e si beve e si va a Messa (chi ci va) e tutto scivola liscio verso l'anno nuovo vita nuova con quel che segue. Mi viene sempre in mente di questi tempi un esilarante e tragico film di Mario Monicelli del 1992, "Parenti serpenti". Qui sotto una delle scene topiche, con dinamiche familiari interessanti e una leggendaria battuta di Cinzia Leone. C'era anche un grande Paolo Panelli...
Bè, non ho parenti serpenti comunque, per fortuna. Per parte mia, spero sempre nell'anno che verrà, sopratutto per chi sta male e aspetta che qualcuno che comanda (qui o lassù) faccia qualcosa per lui. E in quanto a voi, amici, comunque la pensiate buon Natale e buon anno, con molta poesia dentro.
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