**** I poemetti "Sinossi dei licheni" e "Camera di condizionamento" scaricabili anche in versione ePub per tablet, smartphone ecc. ( QUI) e in Pdf
**** Ghérasim Luca, La fine del mondo, book-trailer di 19 pag, con estratti, QUI
Venerdì, 29 giugno 2007
Estate, tempo di vacanza. Pubblico qui un'altra poesia di Angèle Paoli, fatta di memoria, atmosfera, sensazioni, forse un pò di rimpianto e nostalgia, e intessuta a lunghi fili di parole quasi in libertà, quasi senza mediazione, ma anche amorosamente selezionate. Anni 60 forse, estate e una ragazza che si lascia un pò trasportare anzi "rotolare" dalla vita...
BASTIA MIAMI BEACH (trad. G. Cerrai)
Iguane miniatura e gechi di muraglia il mare è grigio a perdita di vita
Bastia Miami Beach in sovrimpressione di scenario cartapesta la spiaggia innumerevole
orlata di bianco odori madidi delle mangrovie pesanti di linfa e di assenzio delle isole
Lei assente caos delle città insensibili anche le immagini fuggono
e sprofondano nessun dubbio che qui la vita è altra da me non mi ricordo
la vecchia 203 rotola in un fuori tempo abolito sotto gli infiniti strati
dei giorni che declinano la loro grammatica libro aperto sull'indicibile
Lei, sorta dalle brume d'un sogno incompiuto rotola leggera rondinella
portata dall'Aronde Deluxe orgoglio dell'infanzia oh, le nostre Vespa immaginarie
fissate nei ricordi immagine unica cerchiata in un alone di luce viva
ancorata là come lo scoglio che staglia le sue linee gravi sui versanti del cielo
Lei trasportata dal suo stesso slancio rotola a ritroso della strada
niente ferma l'oscillare di un'asse sotto il suo corpo gambe tese
a piombo sull'asfalto il ghiaietto schizza a ritroso dei suoi sogni
Lei ride e piange della velocità corta vertigine satura di calore che l'afferra al lato del catrame
la vita sfila sotto i suoi occhi leggera piuma spazzata via dal flutto dei giorni
inesauribile e duro
di silenzi e di lacrime
note: L'Aronde era un modello della Simca in produzione dal 1951 al 1963 e anche in francese termine superato per rondine; la 203 citata sopra era invece un modello Peugeot in produzione dal 1949 al 1960. La versione originale francese è reperibile qui. Il post precedente, con notizie dell'autrice, è qui.
Martedì, 26 giugno 2007
Una poesia "estiva" del vecchio Robert Frost. Qualcosa di più della mera lirica agreste a cui Frost è sempre stato associato, descrittiva e bucolica: qui c'è una vera e propria meditazione, quasi zen (basta leggere l'inizio e la fine), sulla realtà delle cose e su quello che questa realtà sottintende o "sussurra", sull'arte e sulla poesia, su come la poesia nasca dalla realtà fattuale, dalla "verità" che è quella soggettiva del poeta e tuttavia universale, su come venga "falciata" e ordinata in solchi, una meditazione fatta con il linguaggio semplice del poeta, "as it is usually spoken", che ricorda a tratti l'altro grande americano W. Stevens. Qui nella bella traduzione di Giovanni Giudici, tratta da "Conoscenza della notte e altre poesie", Mondadori 1988
MIETITURA
Non si sentiva oltre al bosco altro suono che uno,
la mia lunga falce che frusciava al suolo.
Che cosa sussurrava? Non lo sapevo io stesso;
era forse qualcosa sul calore del sole,
qualcosa, forse, sull'assenza di suono -
Per questo sussurrava e non parlava.
Non era sogno del dono d'ore vuote,
o facile oro profuso da fata o da elfo:
qualunque cosa in più della verità sarebbe apparsa
debole al fermo amore che ordinò il prato in solchi,
non senza delicate lanceole di fiori
(orchidee pallide), e un fulgido verde serpente fugò.
Il fatto è il sogno più dolce che la fatica conosca.
La mia lunga falce frusciava, lasciava il fieno ammucchiarsi.
Lunedì, 25 giugno 2007
Dal TGR della Toscana del 21 giugno: Speaker: "La moda guarda a Firenze, in passerella l'uomo "stropicciato". Noi siamo curiosi e seguiamo B.B." Giornalista B.B.: "Eccolo, l'uomo del 2008, disincantato e attento ai particolari, in un look complessivamente disattento. Nella sfilata di M. gli abiti sembrano mirare più alla praticità che all'immagine. E se in questa serra allestita per l'occasione prevale il senso del giardinaggio, bè si potrebbe dire che la vita in fondo è un grande giardino da coltivare ed è bene avere anche gli stivali di gomma, non si sa mai. I cotoni sono leggeri, l'abbinamento con le scarpe di cuoio è singolare ed anche la donna in questo contesto fa la sua bella figura. A Pitti Uomo gli affari sembrano andar bene, ed è un susseguirsi di eventi e di incontri, tutti alla ricerca di idee curiose, come il marchio H.e S. che mentre ripropone un look sobrio ma ricercato, ricco di particolari, lancia l'idea della camicia per il Family Day. E per finire, pensiamo alle vacanze: un costume da bagno antibatterico per essere sicuri in tutte le occasioni. L'etichetta spiega tutto: Love me. Che altro dire?" Già, che altro dire? Copyright, ovviamente, della Rai, ci mancherebbe altro... Photo by Fabio Sabatini from Flickr
Venerdì, 22 giugno 2007
Pubblico qui la stesura definitiva della silloge Rosso mobbing di Sandra Palombo, non ostante che nella sua versione in progress sia già stata letta tutta o in parte su La poesia e lo spirito, su Lo specchio e altrove, perchè mi interessa per un discorso che sto facendo in questo periodo, stimolato proprio da uno scambio di idee avuto con Davide Nota di recente. Partito dalla questione della territorialità della poesia (concetto ormai superato almeno per il fatto che in questa epoca di tarda modernità globale il locale ha uno scarso impatto sulle problematiche della poesia), il discorso è approdato ad un concetto di "territori paralleli", che può darsi possa essere ancora legato a un suo connotato geografico, ma a me fa venire invece in mente paralleli territori dell'esistere o della riflessione sulla realtà. Palombo si inserisce egregiamente qui. Perchè è una donna, ed è una donna inserita nel mondo del lavoro, ed è insieme una poetessa consapevole e senza timidezze che, mentre rinuncia alla poesia come strumento puramente lenitivo o consolatorio, riconosce in pieno ad essa il suo statuto di strumento principe di decifrazione della realtà, per quanto soggettiva essa possa essere. Non è forse un territorio questo, ampiamente percorribile? Non è forse uno dei tanti che la poesia può esplorare con piena legittimazione? Non è certo un caso che in questi testi l'apparato formale sia in un certo senso secondario rispetto al narrato, all'esperienza, all'offerta fatta al lettore di una sofferenza che diremmo sociale e perciò di tutti, tanto per tornare al discorso da cui siamo partiti. E tuttavia il dato biografico non schiaccia in questi testi il dettato fortemente poetico, a tratti quasi lirico, come nella bella "Fine settimana", anzi riesce a trovare punti di equilibrio di apparente fragilità, come nell'efficace "Mobbing", un tautogramma di impronta oulipiana che però, come certi esercizi di stile, rischia di "raffreddare" la spinta poetica. E c'è perfino un'eco ungarettiana, nell'epigrafe a questa piccola raccolta: "In ufficio si sta come un foglio / di carta riciclata accartocciata / nel cestino". Insomma, una materia quotidiana e moderna, un "territorio" che Sandra filtra con una particolare sensibilità, che potremmo quasi definire "psicosomatica" ("lo stomaco rumina un rimbrotto"; "la laringe sigilla la rabbia"; "pensieri in catena gonfiano l'ansia", ecc), traduce su un piano interiore e restituisce come esperienza condivisibile.
Alessandra Palombo, nata a Livorno nel 1955 , vive all’isola d’Elba nel comune di Portoferraio. Laureata in lettere e filosofia ha pubblicato vari articoli di storia sulla biblioteca elbana di Napoleone I, due libri di poesie, Iomare con prefazione di Manrico Murzi e nota di Giorgio Weiss (Genova, Liberodiscrivere 2004) e Tautogrammi d’amore e d’amarore, con introduzione di Raffaello Aragona (Genova, Liberodiscrivere 2005), oltre a racconti e poesie in antologie e riviste cartacee e online. Il suo blog è http://sandra-isoladimare.blogspot.com/
Giovedì, 21 giugno 2007
Un mia poesia è stata ospitata dal blog collettivo "Via delle belle donne", con gli auspici di Antonella Pizzo e una piccola introduzione di Rina Accardo. Il permalink è qui. Ringrazio di cuore tutte quante. Altri miei testi, oltre che sui blog di Gianfranco Fabbri, Enrico Cerquiglini e Roberto Ceccarini, sono leggibili in questo spazio alla categoria Homeworks, v. link qui a destra.
Lunedì, 18 giugno 2007
un momento di stasi a quell'ora un mondo spopo- lato; un attrito nella volta del cielo come pomice sul ghiaccio l'ora morta quando nes- suno confonde i sogni; guar- davo la pelle intuendo i regni che s'apri- vano sotto i segni lo stra- marsi della mappa le vene roride un cen- tro pulsante dove un tem- po risiedeva l'anima; l'oc- chio allenato non percepi- sce gli anni invecchia con essi tuttavia; dalle forme che amavo prese forma il concetto a- stratto d'amo- re.
Lunedì, 11 giugno 2007
Ricevo dall'amico Davide Nota (e pubblico volentieri) un suo scritto relativo alla questione delle cosidette "linee regionali" della poesia italiana, nella fattispecie quella marchigiana, di cui Davide nega, mi sembra argomentatamente, l'esistenza. Come ho avuto modo di dire privatamente all'autore, credo però (e spero) che il discorso possa essere una base di partenza per una discussione non limitata al solo ambito locale (e geografico), ma allargata anche ad una sovraterritorialità stilistica e tematica.Per chi interessasse, dico che il post a cui Davide fa riferimento nel suo articolo è reperibile, con i relativi commenti, qui: http://golfedombre.blogspot.com/2007/04/la-linea-del-sillaro.html
Continua a leggere "Davide Nota - La linea marchigiana non esiste"
Venerdì, 8 giugno 2007
Ricevo da Francesco De Girolamo, già presente su questo blog, un breve resoconto sull'incontro “La scena letteraria tra riviste, web-reviews e blog”, promosso dalle Reti di Dedalus e svoltosi presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma lo scorso 3 maggio, al quale lo stesso Francesco ha partecipato. Lo pubblico volentieri per gli spunti di riflessione che può offrire a un dibattito peraltro già avviato in sedi diverse, anche in rete. Interventi di M. Palladini, C. Del Bello, F. Muzzioli, R. Pierno, F. De Girolamo. Leggi qui.
Domenica, 3 giugno 2007
Ho chiesto qualche tempo fa a Lucianna Argentino di scrivere per “Ellisse” un brano sul suo essere poeta o su come la poesia agisse nei suoi versi o su che cosa lei intendesse per poesia. Credo che siano domande che grandi e piccoli poeti si siano sempre posti, a volte anche in maniera pedissequa, arrivando qualche volta a risposte francamente stucchevoli, altre volte producendo serie riflessioni (potremmo citare Eliot), altre ancora discorsi un po’ di circostanza (basta leggere qualche prolusione di premi Nobel). In un altro suo scritto, qui non presente, Lucianna dice: “Perché scrivo? Potrei rispondere come fece Sant’Agostino a chi gli chiedeva cos’è il tempo. Ossia se nessuno me lo chiede lo so, se qualcuno me lo chiede non lo so più, mi confondo, mi perdo”. Non è un caso perciò che la risposta sulla poesia si sia concretizzata poi con la poesia stessa, rifiutando definizioni didascaliche in definitiva inutili, in questi scritti che non sono poi così tanto metapoetici, non sono tanto poesie che parlano della poesia, proprio per la difficoltà a cui accennava Luciana, quanto piuttosto ammissioni, o riconoscimenti, del fatto che è impossibile fare poesia senza avere una specie di sdoppiamento. E cioè un costante parallelo pensare non solo a quello che scrivi ma anche a come lo scrivi, al corpo e alla sostanza eterea, alla materia grezza e all’alchimia, a ciò che credi di sapere e a ciò che riesci a dire, insomma all’agire o divenire dell’atto poetico nell’ambito della vita stessa. E alla fine Lucianna, forse inconsapevolmente, riesce a dare la sua fulminante definizione di poesia: “dove s’aduna il segno a mutare la genesi / in etimo e riparare l’imprudenza di Dio”. Il che richiama, se vogliamo, la riflessione di G. Steiner (v. post. precedente): Dio ha dato all’uomo il potere di nominare le cose che aveva creato, ma l’uomo ha creato la sua Babele, che non è solo linguistica, ma anche della comprensione del mondo. E la poesia tenta di riconquistare il suo Eden, o almeno di dare un senso alle cose.
Continua a leggere "Lucianna Argentino - Mutare la genesi in etimo"
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