Già che siamo in tema, e c’è una certa euforia in giro, riprendo qui una poesia dedicata a Barack Obama, niente meno che del premio Nobel per la LetterarturaDerek Walcott. E’stata “scoperta” ieri dalla Associazione Culturale Gattogrigio sul Times di Londra ed è stata tradotta molto bene da Eleonora Matarrese, scrittrice e traduttrice. Inedita in Italia, credo, vale la pena di essere diffusa. Ringrazio tutti quelli che ci hanno lavorato, a cominciare dalla traduttrice.
Dal tumulto emerge un emblema, un’incisione,
l’alba, un giovane Negro in cappello di paglia e tuta da lavoro,
un emblema d’impossibile profezia, una folla
come divisa dal solco scavato dal mulo,
separata per il suo presidente: un campo screziato di cotone
come neve
quaranta acri, di folla dai presagi prevedibili
che il giovane contadino ignora essere i suoi avi,
mai dimenticati, dai capelli di cotone
mentre sono allineati da una parte, è
una tesa
corte di gufi con gli occhiali e, sul campo
che gli sfugge –
uno spaventapasseri gesticola, bollandolo
con rabbia.
Il piccolo aratro continua su questa pagina rigata
oltre il suolo che geme, l’albero che lincia, la nera
vendetta del tornado
e il giovane contadino avverte il cambiamento nelle vene,
nel cuore, e muscoli, tendini,
finché la terra non rimane aperta come una bandiera, come
la sicura luce dell’alba che colpisce il campo
e i solchi attendono la semina.
Derek Walcott 4.11.2008, traduzione in italiano di Eleonora Matarrese
Out of the turmoil emerges one emblem, an engraving —
a young Negro at dawn in straw hat and overalls,
an emblem of impossible prophecy, a crowd
dividing like the furrow which a mule has ploughed,
parting for their president: a field of snow-flecked
cotton
forty acres wide, of crows with predictable omens
that the young ploughman ignores for his unforgotten
cotton-haired ancestors, while lined on one branch, is
a tense
court of bespectacled owls and, on the field's
receding rim —
a gesticulating scarecrow stamping with rage at him.
The small plough continues on this lined page
beyond the moaning ground, the lynching tree, the tornado's
black vengeance,
and the young ploughman feels the change in his veins,
heart, muscles, tendons,
till the land lies open like a flag as dawn's sure
light streaks the field and furrows wait for the sower.
Molto brava Eleonora.. con questo testo di walcott che volutamente richiama la dagherottipia e il flash finale della "sicura luce dell'alba", un saluto Giacomo, V.
Un affettuoso consiglio Giacomo, dovresti tradurre di più. Trovo che tu abbia un certo talento nel restituire i testi dall'inglese.
Buon fine settimana, Bianca
Perdona Giacomo. In una prima lettura frettolosa mi ero convinta che fossi tu il traduttore. Avevo trovato, tempo fa, dei testi di autori americani tradotti da te e mi erano piaciuti. Sono saltata direttamente al testo dando per scontato che fosse tuo. Il consiglio affettuoso resta valido però.
Ancora saluti, Bianca
La poesia è meravigliosa, e potete leggerla nell'originale qui: http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/us_and_americas/us_elections/article5088429.ece
Dire che sia stata tradotta molto bene è, direi, un po' azzardato (understatement).
- Sul sito del Times i versi vanno a capo così solo per mancanza di spazio, non perché siano divisi in questo modo. In realtà sono quindici.
- "...Out of the turmoil emerges one emblem, an engraving —/ a young Negro at dawn in straw hat and overalls...". L'emblema non è l'alba, e non è lei che emerge, ma il contadino nero, "all'alba". Ed è quantomeno opinabile che porti la "tuta da lavoro". È un "emblema" non molto difficile da immaginare, basta aver visto qualche film ambientato nell'America dell'Ottocento: cappello di paglia e salopette di jeans. Ma questo, a differenza di quello che segue, non è poi così grave. Anzi.
- "...a crowd/ dividing like the furrow which a mule has ploughed,/ parting for their president...". La folla (che più avanti scopriamo essere un campo di cotone) non è "divisa dal solco", ma "si divide come il solco", e non è "separata" (che implica tutt'altro), ma "si apre" davanti al contadino con l'aratro come davanti a un presidente che passa (c'è un'immagine simile in Whitman, per il passaggio del feretro di Lincoln).
- "...a field of snow-flecked cotton/ forty acres wide, of crows with predictable omens...". I "presagi prevedibili" non sono la folla (crowd, tre versi sopra), ma i corvi (crows), il cui presagio di sventura è ovvio, quindi prevedibile (i corvi sono segno di sventura), al contrario del contadino, che rappresenta una "profezia impossibile" (nessuno nel 1865, quando a ogni nero liberato sono stati dati "40 acri e un mulo", poteva prevedere che un giovane nero sarebbe potuto diventare presidente degli Stati Uniti).
- "...that the young ploughman ignores for his unforgotten/ cotton-haired ancestors...". Essendo corvi non sono certamente gli avi del contadino, che il contadino ignora. Ciò che egli ignora sono i presagi dei gufi, in favore dei suoi avi "che non ha scordato".
- ..."while lined on one branch, is a tense/ court of bespectacled owls...". Il contadino ignora i presagi dei gufi, "mentre" allineati (o in fila) su un ramo (non "da una parte") c'è una tesa corte di gufi occhialuti che lo osserva. La corte di gufi non sono gli antenati del contadino!!! Sono quelli che non approvano che ora sia libero! Veramente non ho idea di come si possa pensare che gli antenati di uno schiavo – ripeto, di uno schiavo – siano paragonati a dei gufi "occhialuti". Ma andiamo avanti.
"...and, on the field's receding rim —/ a gesticulating scarecrow stamping with rage at him". Lo spaventapasseri non sta "bollando" nessuno, ma sta "picchiando i piedi a terra" per la rabbia.
- "...beyond the moaning ground, the lynching tree, the tornado's black vengeance..." L'albero, ovviamente, non lincia nessuno, ma è "l'albero del linciaggio", cioè l'albero a cui venivano impiccati i neri, ed è nominato in contrapposizione alla "vendetta nera del tornado", cioè la vendetta che i neri potrebbero chiedere per quello che hanno subito. Violenza da una parte e violenza dall'altra. Esattamente quello che sia Walcott sia Obama non vogliono.
"...till the land lies open like a flag as dawn's sure/ light streaks the field and furrows wait for the sower". La luce sicura dell'alba non "colpisce" il campo, ma lo "stria", tradurre "streaks" con "colpisce" significa non aver assolutamente capito l'immagine su cui si chiude la poesia e, quindi, l'intera poesia: la luce che stria il campo aperto, o steso, "come una bandiera" davanti al giovane nero, trasforma il campo/bandiera nella bandiera americana (che è a strisce) e quindi, in un'immagine dell'America che andava formandosi. Al quarto verso il contadino davanti al suo campo di cotone appena ricevuto è paragonato a un presidente davanti a una folla; nel momento in cui il campo diventa l'America quel nero diventa Obama. Se non capite cosa state leggendo evitate di tradurre, se non sapete di cosa state parlando evitate di fare commenti. forse avete letto troppa cattiva poesia e non sapete che un grande poeta - come Walcott - usa le immagini in modo molto preciso. Un consiglio spassionato: datevi alla politica, sinceramente, magari un giorno, qui in Italia, potreste diventare presidenti anche voi
Correzioni al mio intervento: ho scritto due volte "gufi" al posto di "corvi". Leggi: "Ciò che egli ignora sono i presagi dei CORVI..." e, una riga sotto, "il contadino ignora i presagi dei CORVI, "mentre" allineati (o in fila) su un ramo (non "da una parte") c'è una tesa corte di gufi occhialuti ecc.". Scuste, andavo di fretta. Ah, e la poesia ha un titolo: "Forty Acres". Buona notte a tutti.
grazie dell'intervento Dryden (hai anche un nome?), accurato e circostanziato. Ho passato tutto alla traduttrice, spero che intervenga. Consideriamo però che si tratta di una traduzione "on the fly"...
ciao
be', anche la poesia di walcott è stata scritta "on the fly", visto che è uscita a pochi giorni dall'elezione, ma se gli fosse venuta male non l'avrebbe certo pubblicata... La cosa che più mi stupisce, oltre all'incompetenza della traduttrice, sono i commenti. Nel senso che quello che c'è scritto lì, in italiano, non significa nulla, è un guazzabuglio di immagini insensate. Irritante. Quindi, i commenti possibili sarebbero solo due: uno che non sa l'inglese dovrebbe scrivere: "ma chi giel'ha dato il nobel a questo? (o, se è un minimo più perspicace, "la poesia fa schifo, ma visto che walcott è un grande, potrebbe essere colpa della traduttrice"), mentre uno che lo sa (ma che lo sa veramente), come fa a non incazzarsi davanti a un disastro del genere?
Per curare questa totale incapacità di riconoscere un'ottima poesia da un testo delirante, consiglio dosi massicce, ma molto massicce, di Montale, un altro che come Walcott le immagini non le usa mai a caso, ma con assoluta precisione. Riferendomi al pezzo di Brodskij su Walcott riportato nel link in alto, anche per Montale si potrebbe parlare di "realismo metafisico", ma, appunto, un realista (uno che la realtà la osserva veramente, non di sfuggita, pensando di sapere già com'è) è sempre un metafisico, perché la realtà è metafisica. Montale, quindi, o tanto Walcott, in originale o ben tradotto, letto con attenzione, non "on the fly", e il miracolo potrebbe anche accadere. Il cieco potrebbe riguadagnare la vista.
Quanto alla nostra poesia su Obama, una versione come si deve l'ho letta su numero di dicembre della rivista Poesia. Se ci tenete a leggerla procuratevene una copia.
Dryden75 (non meglio nota) interviene ancora. Se vuole che faccia ammenda, come gestore del blog, l'accontento subito: nella concitazione del momento non ho provveduto a revisionare il testo, come forse avrei dovuto e come la mia modesta attività di traduttore (v. le traduzioni in questo blog, che sono state da molti giudicate buone) mi avrebbe forse permesso di fare. Tutto qui. Il resto della lezioncina saputa di Dryden non mi compete, nè mi interessa. Eleonora, da me richiesta, non ha ritenuto di intervenire. Che altro dire? Se Dryden ha qualche buona sua traduzione da mandarmi la pubblicherò volentieri.
saluti
G. Cerrai
sei sicuramente brava nel tradurre, ma prima di farlo dovresti cercare di capire un po' meglio il testo, dryden75 ha ragione, hai perso gran parte dei più significativi passaggi, soprattutto il gioco fra corvi e antenati... ed è proprio lì il nodo cruciale della poesia!
Ecco la mia traduzione, ci sono un sacco di figure che sono andate perse in quella qui pubblicata, come quella finale del campo striato dalla luce che richiama la stars and stripes, la bandiera americana o lo spaventa-corvi (concedetemi una licenza per non perdere il gioco diparole)
Quaranta acri
Dal tumulto emerge un emblema, un’incisione,
un giovane Negro all’alba con cappello di paglia e tuta da lavoro,
un emblema d’impossibile profezia, una folla
come divisa dal solco arato da un mulo,
aprendosi per il suo presidente: un campo di cotone dai fiocchi nivei
quaranta acri, di corvi dai prevedibili auspici
che il giovane aratore ignora per i suoi indimenticati
antenati dai capelli cotonati, mentre allineati su un ramo, c’è una tesa
corte di occhialute civette e sul bordo sfuggente del campo
uno spaventa-corvi gesticolante lo bolla con rabbia.
Il piccolo aratro continua su questa pagina rigata
al di là del suolo che geme, dell’albero linciante, della nera vendetta del tornado,
e il giovane aratore sente il cambiamento nelle vene, nel cuore, nei muscoli, nei tendini,
finchè la terra giace aperta come bandiera di un’alba fiduciosa
la luce stria il campo e il solco attende il seminatore.
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Licenza Creative Commons salvo diversa indicazione
'Dal tumulto emerge l’alba'..
Buona giornata e Buon a-venire:))
Rina
G.
Buon fine settimana, Bianca
Ancora saluti, Bianca
ciao e grazie
Dire che sia stata tradotta molto bene è, direi, un po' azzardato (understatement).
- Sul sito del Times i versi vanno a capo così solo per mancanza di spazio, non perché siano divisi in questo modo. In realtà sono quindici.
- "...Out of the turmoil emerges one emblem, an engraving —/ a young Negro at dawn in straw hat and overalls...". L'emblema non è l'alba, e non è lei che emerge, ma il contadino nero, "all'alba". Ed è quantomeno opinabile che porti la "tuta da lavoro". È un "emblema" non molto difficile da immaginare, basta aver visto qualche film ambientato nell'America dell'Ottocento: cappello di paglia e salopette di jeans. Ma questo, a differenza di quello che segue, non è poi così grave. Anzi.
- "...a crowd/ dividing like the furrow which a mule has ploughed,/ parting for their president...". La folla (che più avanti scopriamo essere un campo di cotone) non è "divisa dal solco", ma "si divide come il solco", e non è "separata" (che implica tutt'altro), ma "si apre" davanti al contadino con l'aratro come davanti a un presidente che passa (c'è un'immagine simile in Whitman, per il passaggio del feretro di Lincoln).
- "...a field of snow-flecked cotton/ forty acres wide, of crows with predictable omens...". I "presagi prevedibili" non sono la folla (crowd, tre versi sopra), ma i corvi (crows), il cui presagio di sventura è ovvio, quindi prevedibile (i corvi sono segno di sventura), al contrario del contadino, che rappresenta una "profezia impossibile" (nessuno nel 1865, quando a ogni nero liberato sono stati dati "40 acri e un mulo", poteva prevedere che un giovane nero sarebbe potuto diventare presidente degli Stati Uniti).
- "...that the young ploughman ignores for his unforgotten/ cotton-haired ancestors...". Essendo corvi non sono certamente gli avi del contadino, che il contadino ignora. Ciò che egli ignora sono i presagi dei gufi, in favore dei suoi avi "che non ha scordato".
- ..."while lined on one branch, is a tense/ court of bespectacled owls...". Il contadino ignora i presagi dei gufi, "mentre" allineati (o in fila) su un ramo (non "da una parte") c'è una tesa corte di gufi occhialuti che lo osserva. La corte di gufi non sono gli antenati del contadino!!! Sono quelli che non approvano che ora sia libero! Veramente non ho idea di come si possa pensare che gli antenati di uno schiavo – ripeto, di uno schiavo – siano paragonati a dei gufi "occhialuti". Ma andiamo avanti.
"...and, on the field's receding rim —/ a gesticulating scarecrow stamping with rage at him". Lo spaventapasseri non sta "bollando" nessuno, ma sta "picchiando i piedi a terra" per la rabbia.
- "...beyond the moaning ground, the lynching tree, the tornado's black vengeance..." L'albero, ovviamente, non lincia nessuno, ma è "l'albero del linciaggio", cioè l'albero a cui venivano impiccati i neri, ed è nominato in contrapposizione alla "vendetta nera del tornado", cioè la vendetta che i neri potrebbero chiedere per quello che hanno subito. Violenza da una parte e violenza dall'altra. Esattamente quello che sia Walcott sia Obama non vogliono.
"...till the land lies open like a flag as dawn's sure/ light streaks the field and furrows wait for the sower". La luce sicura dell'alba non "colpisce" il campo, ma lo "stria", tradurre "streaks" con "colpisce" significa non aver assolutamente capito l'immagine su cui si chiude la poesia e, quindi, l'intera poesia: la luce che stria il campo aperto, o steso, "come una bandiera" davanti al giovane nero, trasforma il campo/bandiera nella bandiera americana (che è a strisce) e quindi, in un'immagine dell'America che andava formandosi. Al quarto verso il contadino davanti al suo campo di cotone appena ricevuto è paragonato a un presidente davanti a una folla; nel momento in cui il campo diventa l'America quel nero diventa Obama. Se non capite cosa state leggendo evitate di tradurre, se non sapete di cosa state parlando evitate di fare commenti. forse avete letto troppa cattiva poesia e non sapete che un grande poeta - come Walcott - usa le immagini in modo molto preciso. Un consiglio spassionato: datevi alla politica, sinceramente, magari un giorno, qui in Italia, potreste diventare presidenti anche voi
ciao
Per curare questa totale incapacità di riconoscere un'ottima poesia da un testo delirante, consiglio dosi massicce, ma molto massicce, di Montale, un altro che come Walcott le immagini non le usa mai a caso, ma con assoluta precisione. Riferendomi al pezzo di Brodskij su Walcott riportato nel link in alto, anche per Montale si potrebbe parlare di "realismo metafisico", ma, appunto, un realista (uno che la realtà la osserva veramente, non di sfuggita, pensando di sapere già com'è) è sempre un metafisico, perché la realtà è metafisica. Montale, quindi, o tanto Walcott, in originale o ben tradotto, letto con attenzione, non "on the fly", e il miracolo potrebbe anche accadere. Il cieco potrebbe riguadagnare la vista.
Quanto alla nostra poesia su Obama, una versione come si deve l'ho letta su numero di dicembre della rivista Poesia. Se ci tenete a leggerla procuratevene una copia.
ciao e buona cura a tutti
speriamo che duri, che non finisca male e che sia di buon auspicio per tutti noi!
saluti
G. Cerrai
Quaranta acri
Dal tumulto emerge un emblema, un’incisione,
un giovane Negro all’alba con cappello di paglia e tuta da lavoro,
un emblema d’impossibile profezia, una folla
come divisa dal solco arato da un mulo,
aprendosi per il suo presidente: un campo di cotone dai fiocchi nivei
quaranta acri, di corvi dai prevedibili auspici
che il giovane aratore ignora per i suoi indimenticati
antenati dai capelli cotonati, mentre allineati su un ramo, c’è una tesa
corte di occhialute civette e sul bordo sfuggente del campo
uno spaventa-corvi gesticolante lo bolla con rabbia.
Il piccolo aratro continua su questa pagina rigata
al di là del suolo che geme, dell’albero linciante, della nera vendetta del tornado,
e il giovane aratore sente il cambiamento nelle vene, nel cuore, nei muscoli, nei tendini,
finchè la terra giace aperta come bandiera di un’alba fiduciosa
la luce stria il campo e il solco attende il seminatore.