Venerdì, 20 novembre 2009
Dal mio punto di osservazione Chiara De Luca si conferma, oltre che attivissima traduttrice e operatrice culturale, anche un utile medium per dare uno sguardo al di là dei confine dell'Italietta poetica, cosa che cerco di fare anche sul versante francofono. Dopo Thomas Kinsella (v. qui) e Werner Lambersy (v. qui), tutti editi da Kolibris, ripropongo John Barnie, poeta gallese che scrive (anche) in inglese, nato nel 1941 a Abergavenny nell'area rurale del sud est del Galles, poeta che "esplora il confine tra la cultura dell'uomo e il mondo della natura", oltre, a quanto si legge qui sotto, ad altri confini. Dice infatti egli stesso in una intervista su questo libro 'Trouble in Heaven": "le poesie di questo libro coprono parecchi temi che mi hanno interessato se non ossessionato per molto tempo: la bellezza e l'orrore del mondo naturale (mi sembra che l'una non possa essere separata dall'altro), e collegato a questo, la natura dell'uomo e cosa noi stiamo facendo al mondo nella nostra spensierata e a volte feroce maniera. Inoltre, la questione della religione. Io sono stato allevato, ma in maniera riluttante, come cristiano, e parecchio di quello che scrivo può essere visto come un dialogo con la cristianità, ma con l'idea di un Dio in cui trovo sia impossibile credere". (g.c.)
Come tutti i libri potenti e necessari, questa raccolta di John Barnie non porta scompiglio soltanto in cielo, bensì anche nelle nostre coscienze, spesso assopite per difesa, o per eccesso di stimoli. Ci troviamo qui di fronte a un mix esplosivo di grande sapienza ritmica e maestria formale, profonda conoscenza delle Sacre Scritture, delle teorie darwiniane e delle tappe geologiche segnate dal nostro pianeta nella sua evoluzione. Il tutto rafforzato da un amore sconfinato per il mondo naturale in ogni suo minimo dettaglio, osservato, colto e restituito al lettore. E agli occhi del lettore che, come chi scrive, sia abituato a scenari urbani – dove la potenza creatrice della natura è domata, tenuta a freno, recintata, dove gli unici uccelli superstiti sono passeri e colombi – la moltitudine e varietà di farfalle, volatili, insetti (attuali e preistorici) descritta, ascoltata, compresa dal poeta, schiude, o meglio, riapre un intero universo soltanto intuito. Ma Tumulto in cielo è anche altissimo e coraggioso grido di protesta contro le guerre, gli orrori, le ingiustizie dell’Umano, contro le dinamiche perverse del potere e le spaventose atrocità che costellano la nostra Storia e le nostre storie, adombrate, alluse o messe esplicitamente a nudo. Ed è un dubbio che s’insinua, rimestando le carte, ridistribuendole, scardinando con ironia intelligente o acuto scetticismo i principi fondanti del cristianesimo. Il “Vecchio Furbone” di Barnie è un Dio fragile, che ricorda le divinità pagane così simili a noi, per difetti, debolezze, fragilità e invidie, così fallibili e vulnerabili. È un Dio assente, per nulla onnipotente, che sbaglia a priori, nel disegnare l’abbozzo della prima cellula. È un Dio che alza le mani, mentre il Figlio invoca un’aspirina e lo Spirito Santo singhiozza. Un Dio che non può salvarci dal Male, perché non è in grado neppure di salvare se stesso. E anche i suoi angeli sono creature fragili, dalle ali sporche e spezzate, minacciati, offesi, caduti, non per colpa né disobbedienza, bensì perché terreni, come agnelli sulla paglia di un fienile. Ma quel che emerge dal tumulto è la fede del poeta in una, seppur remota e nascosta, possibilità che il “partito della bellezza” vinca alle elezioni della nostra anima. La poesia diviene qui la principale artefice della “campagna elettorale”, con una voce priva di promesse e mistificazioni, di retorica e commiserazioni, bensì votata – in ogni sua vibrazione, in ogni suo sussulto, slancio o cedimento – alla ricerca della verità che possiamo carpire, alla celebrazione della realtà che ci è concesso afferrare. Nella mistica del possibile e dell’Umano.
Chiara De Luca
THE QUESTION
Will nature never be ascendant again?
In between strata where you couldn’t draw a breath deep time is ticking, in pools that are poisoned and forgotten, in deserts where nomads drive trucks shimmering like a woman’s dress across salt pans, the long seconds, the hazy hours, the mysterious years, neither fast nor slow; a human shakes his Mickey-Mouse watch, Goofy wags his tail and Minnie scolds, everything is normal and speeded up, traffic across the city bridge a bracelet of energy, skyscrapers hyperventilating in sunlight and rain; the human runs then stops, runs again; Mickey is thrown into a skip, his dippy head ‘ticks? ‘tocks’ with innocent, mischievous eyes; where was I; nature’s return; some mutation is already breeding in the oceans’ green reactors, some generalist about to make good out of a bad situation; speed the repellant we put on to fend off extinction in the waste places where the tap is dry above the empty bucket.
LA DOMANDA
La natura sarà mai di nuovo nascente?
Tra gli strati in cui non puoi tirare un solo respiro tempo profondo sta battendo, in pozze avvelenate e dimenticate, in deserti dove i nomadi guidano carri scintillanti come un abito da donna nelle saline, lunghi secondi, ore caliginose, anni misteriosi, né veloci né lenti; un umano scuote il suo orologio di Topolino, Pippo scodinzola e Minnie brontola, tutto è nella norma e accelerato, il traffico sul ponte cittadino un bracciale d’energia, grattacieli iperventilanti sotto pioggia e sole; l’umano corre poi si ferma, ancora corre; Topolino è gettato in un bidone, la sua testa pazza fa tic tac ha occhi birichini, e puri; dov’ero; il ritorno della natura; già una qualche mutazione si sta scatenando nei grandi reattori oceanici verdi, qualche generalista si sforza di trarre il buono dal male; velocità il repellente che indossiamo per far fronte all’estinzione in luoghi desolati dove il rubinetto è secco sopra il secchio vuoto.
OCEANOGRAPHER
Across the sea wall the grey lumpen sea; it could never master language, mouthfuls of pebbles and sand tossed on the beach, weed and crab claws; in the sea- gardens too, words never dart in a shoal, are never snapped up by a grouper or shark; deep in the garden of perpetual darkness words don’t fall in a drizzle, like husks of plankton, blurred in the fizz of a hunting fish’s lamp; only we, it seems, are at a loss without them, eyes blinded by glitter on the water’s surface.
OCEANOGRAFO
Oltre la diga foranea lo straccio grigio del mare; non potrebbe mai padroneggiare il linguaggio, bocconi di ciottoli e sabbia scagliati sulla spiaggia, alghe e chele di granchio; anche nei giardini del mare le parole non guizzano mai in banco, mai sono azzannate da cernie o squali; nel folto del giardino del buio perpetuo le parole non cadono in pioggia leggera, come strati di plancton, velati di spuma nei guizzi di una lampada di pesce predatore; solo noi, sembra, siamo smarriti senza di loro, con gli occhi accecati dallo scintillìo sulla superficie dell’acqua.
GOSPEL
They found God’s tomb carved out of granite in a cave in the desert hills; when rubble and dust had been removed they saw a hawk painted in gold, its foot on the neck of a sparrow; scientists said Stand back, and bombarded it with X- rays, developing a photo of emptiness; Holy, holy, holy, chanted the priests, He is risen again; it was breaking news supplanting wars and riots, but what to do with an empty tomb; Move on, move on there, the sergeant said, wafting a lazy hand; Move on, there’s nothing to see here.
GOSPEL
Trovarono la tomba di Dio scavata nel granito in una cava delle colline deserte; quando polvere e pietrisco furono stati rimossi videro un falco dipinto in oro, le zampe sul collo di un passero; gli scienziati dissero Indietro, per bombardarlo di raggi X, e sviluppare una foto del vuoto; Santo, santo, santo salmodiarono i preti, Lui è risorto; fu una notizia tanto esplosiva da soppiantare guerre e rivolte, ma che farsene di una tomba vuota; Andate, andate via, disse il sergente, sollevando una mano indolente; Andate qui non c’è nulla da vedere.
WE LOOKED EVERYWHERE
Where’s Old Tricky; behind the Moon? but no, there was nothing in the dark impact craters; perhaps on Mars; there were no spiritual footprints in the desert of stones; the Sun? just a furnace of physics; what about those fingers of light walking across the bay? the Sun again, its blind hands feeling for the Earth’s green face; Old Tricky, come out! is he in the clouds; but the clouds bring only rain, and again tomorrow, rain; what should we do; faith, says the preacher, and perhaps good deeds; in the afternoon he goes for a swim, delighting in the buoyancy of flesh.
GUARDAMMO OVUNQUE
Dov’è il Vecchio Furbone; dietro la Luna? ma no, non c’era nulla nel buio cratere d’impatto; forse su Marte; non c’erano impronte spirituali nel deserto delle pietre; il Sole? Solo una fornace di fisica; che dire di queste dita di luce in cammino attraverso la baia? Il Sole di nuovo, le sue mani cieche esplorano al tatto il viso verde della Terra; Vecchio Furbone, vieni fuori! è forse nelle nubi; ma le nubi portano pioggia soltanto, e di nuovo domani, pioggia; che dovremmo fare; fede, dice il predicatore, e buone azioni forse; nel pomeriggio va a farsi una nuotata, godendo della galleggiabilità della carne.
THE COMING WAR
Who was the ghost whistling on the parapet as the goatherd passed by; the sky
was a blind of blue as always drawn across the stars; Allah must be a good book-keeper,
with so many heroes there could be a short-fall of houris in the twenty-first century;
unthinkable, but the advancing tanks are a visor against the prayers of the just
that patter like knuckledusters on steel; nobody’s impatient any more;
Death puts on the cloak of the inevitable and trudges out.
LA GUERRA IMMINENTE
Chi era il fantasma che fischiava sul parapetto quando il capraio passò; il cielo
era una tapparella di blu come sempre tirata sulle stelle; Allah deve essere un buon contabile,
con così tanti eroi potrebbe esserci penuria di donne affascinanti nel ventunesimo secolo;
impensabile, ma i panzer in avanzata sono uno scudo contro le preghiere del giusto
quel tic toc di tirapugni sull’acciaio; nessuno è più impaziente ormai;
la Morte indossa il mantello dell’inevitabile e si trascina fuori.
THE SUN IS SHINING
Get the old men up, no sleeping in chairs, out to the bluebell wood and the thin shimmer of its scent; get them up, no shuffling in slippers to the kitchen to glance at the clock; get them up, the buzzard in a deft swoop grapples the rabbit; life never is past tense (the photograph album is memory’s arthrit- is); get them up.
IL SOLE SPLENDE
Svegliate i vecchi, vietato dormire sulle sedie, fuori verso il bosco delle campanule e il riverbero lieve del loro profumo; svegliateli, vietato strascicare in pantofole verso la cucina a guardar l’orologio; svegliateli, la poiana in picchiata abilmente afferra il coniglio; la vita non si declina mai al passato (le foto nell’album sono un’artrite della memoria); svegliateli.
THE STORY SO FAR
I’m not sure anything could be said when God’s coffin was winched from the Marianas Trench, streaming water, panelled with gold where gazelles pricked their ears and a sabre- tooth padded; there were humans too, in gold, holding hands; These are my works, omnia animalia sunt, it said on the lid; the captain gave a signal and the winch let slip the coffin that splashed then sank as in a watery mirror through the blue, until it disappeared with the last threads of light into the trench’s depths.
LA STORIA FINORA
Non sono sicuro che ci fosse qualcosa da dire quando l’argano estrasse la tomba di Dio dalla Fossa delle Marianne, grondante, placcata d’oro dove gazzelle rizzarono le orecchie e una tigre dai denti a sciabola andava a passo felpato; c’erano anche umani, in oro, a stringere mani; Queste sono le mie opere, omnia animalia sunt, era scritto sul coperchio; il capitano diede un segnale e l’argano lasciò scivolare la bara che cadde nell’acqua e affondò come in un liquido specchio nell’azzurro, finché scomparve con le ultime scie di luce negli abissi della fossa.
UNCONDITIONAL
Heaven and Earth shall pass away, but my words shall not pass away.
After humans what happened to the words, did birds make nests with them, did ants carry them off mistaking them for leaves;
after the Earth did they float with debris in space, twisting and turning in the light of distant stars;
after the universe did they come home to God who sat deaf-mute, astounded at all the things they had said.
INCONDIZIONATO
Cielo e terra spariranno, ma le mie parole non spariranno.
Dopo gli esseri umani che accadde alle parole, forse gli uccelli ne fecero nidi, le formiche le trasportarono via scambiandole per foglie;
dopo la Terra fluttuarono coi detriti nello spazio, volteggiando e girando nella luce di stelle distanti;
dopo l’universo rincasarono presso Dio che sedeva sordomuto, sbalordito da tutto ciò che avevano detto.
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Federica Nightingale
le nubi portano pioggia soltanto,
e di nuovo domani, pioggia;"
mi piacciono molto questi tre versi...
ciao
e bella traduzione
c.