L’acciuga della sera i fuochi della tara

 

[2005-2006]

 

 

 

 

69.

Con le stoppie verbali del dì

miserrimo, attrito del condannato

ancora atto a non morte, triciclo di cielo

da non pregare più. Le gare del greto

hanno tabelle rigidissime, funi di avverbi

molesti. La stima del quadrifoglio

da tempo ha la pazienza persa

e sa la rupe le muse atomiche le chele

che sterrano i chiostri di sterilità e vacanze.

Sotto le fionde si scortica il silenzio

occluso dal groppo del fio.

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70.

Le santità delle nuvole così di buona condotta

oltre più di evanescenti

vestite di corse

lente lente fratellanze, niente.

Le difettive arroganze di cuccioli

non in tempo alle docilità

appese all’uncino.

A Bassano del Grappa gl’impiccati

agli alberi impiccati

e corra il sasso nei loculi del rasoterra.

Orto del sale

nello sguardo la daga di difesa

(ma fu dotto al bello il coraggio dell’enigma)

silenzio sul tuo velo perpetuo.

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71.

Logos del giro traslochi slogati

 

Scuriti tra pecche

mandorle nere del fiume cocente.

Avvenente al cipresso il tuo sguardo

dotato di cella esponente.

Dove smoriva il testo di descrivere

si facilitava l’ansa

per la salsa moria del peso.

Logos del giro traslochi slogati

senza modelli impegni di resistere.

Codici del sale

avvenuti sterpi

le scorte del breve.

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72.

Il benessere del fagotto

il tanfo crudo

dell’argenteria o del fango

in gola l’alluvione dell’arsura.

E’ bastata un’altalena guerriera:

per disperso acquitrino la foce

la nuca al sangue della cantica

(la cantina dell’antibomba il petto in bomba)

la cara madre di cattura e fuga.

Peraltro errati i codici

di suppliche e preghiere.

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73.

Tu giostra con viso tutta sodale

arciere di avvento

ente di zaino lieve.

Così strattoni di anni

a tentoni nel conto

dell’abaco nudato.

Con culto di acrobata e mattino

l’avvento del singolo morire

la teca sul vento sedato.

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74.

Il dolore

 

Sisma in casa d’altri

remotissimo petto

d’identificazione.

Quale qualunque stato

d’arpa all’aria velenosa

sosta del pane

nesso di scongiuro

soprattutto un nodo innamorato non corrisposto

dell’alambicco in corpo nullo.

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75.

Una balbuzie diafana

tra il crollo e l’armistizio

così senza racconto.

Intanto avviene un altro faro spento.

A tutto campo l’algida perizia

accomoda dominio in far di dado tratto.

Arcipelago di baci il sì

(quando chissà quando)

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76.

La fertilità dell’ombra,

sul fondo della barca

le agonie contorte

la ruota in scempio

a penzoloni l’atrio della festa

dove la ruota si scempia a far quadrato

gli ottusi strali delle direzioni

rovistanti stenti.

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77.

Remotamente le vigliaccherie del pane

quasi un gigante ubriaco alle caviglie

lo stato identificato caso di cadavere

la miccia in testa in stato di chiamata

pestilenze di chiavistelli vivo teschio

proiettile di tana senza pace.

Uso di perdita pernottare amata cuna

o schivo involucro un luogo all’insaputa.

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78.

Anche stanotte la fiala della ronda

le giare dell’eclisse

nel treno sul ponte e tra i binari

il divario si fa svizzero.

Un funerale di sottecchi

ho dovuto svicolare

al collo del feticcio in foce cenere.

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79.

Rovine in bocca all’orco o quando muoio

del giogo o basto stordisco e giubilo

la bile del catrame la trama oscena

la scimunita targa del notaio.

In tutta la multata origine del lutto

attristire stipo. Miserrima la rondine del petto

monche le ali spericolate al chiodo.

Le rime di cipressi cosucce al capitale

nel muso del proverbio che ci lapida.

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80.

La minestrina della maestrina:

l’Università./ /I togati senza

la madonna della vergogna

alle esequie delle meraviglie.

In veglia sul lastrico la cosa

stringe la rotta pecca di ladrona.

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81.

Lastrico solare l’ultimo tetto

canzonato nel pagliaccio in pasto

allo stop a zonzo: il certo vero certo.

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82.

Funestata da un’agave privata

e privata anche delle spine

questa lentezza interna al cancellino

di quella che fu la lavagna

a corto di sorprese e sensi sismici.

Etiche sconfitte il tuo maiale

di mangiare soltanto erbette

o al massimo un eremo del sì

a prova di resistenza.

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83.

Il dubbio dell’acrobata

 

 

Le spore del delta a far da viatico

dentro  le resse di sipari fuori ragione

per conti senza valore né aggiunto

né sottratto. Evidenza del desco a

forma di malore a loggia di schiamazzo

dove la rendita è la gioconda ilarità

del rito tondo. In forse c’è comunque

un valico di mar sorriso: una girandola

in sosta di salita.

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84.

 

 

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